giovedì 22 ottobre 2015

Affari Italiani intervista Anna Ganassini di Camerati

Anna Ganassini: “Investiamo nella Milano della bellezza”, tra storia e innovazione. L’intervista

Esiste dal 1935, è nel ranking delle prime aziende farmaceutiche e cosmetiche italiane. Eppure, lo sguardo dell’Istituto Ganassini è un po’ come quello di Anna Ganassini di Camerati: rivolto al futuro. Famiglia di antica nobiltà lombardo-veneta, figlia di Domenico e pronipote del professore che diede le formule per aprire l’impresa, Anna Ganassini oggi è vicepresidente. Parla ad Affaritaliani.it dell’azienda, ovviamente, ma anche di Milano, delle acquisizioni all’estero, del fatturato, delle prospettive, della crisi: “Se questa metropoli è a place to be? Forse sì. Di certo ci vuole più attenzione a chi produce e anche ai dettagli…”

L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

 
Esiste dal 1935, è nel ranking delle prime aziende farmaceutiche e cosmetiche italiane. Eppure, lo sguardo dell’Istituto Ganassini è un po’ come quello di Anna Ganassini di Camerati: rivolto al futuro. Famiglia di antica nobiltà lombardo-veneta, figlia di Domenico e pronipote del professore che diede le formule per aprire l’impresa, Anna Ganassini oggi è vicepresidente. Parla ad Affaritaliani.it dell’azienda, ovviamente, ma anche di Milano, delle acquisizioni all’estero, del fatturato, delle prospettive, della crisi: “Se questa metropoli è a place to be? Forse sì. Di certo ci vuole più attenzione a chi produce e anche ai dettagli…” L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT
 
Anna Ganassini, questa azienda arriva da lontano.
L’Istituto Ganassini arriva da molto lontano. Il mio bisnonno era il professor Domenico Ganassini. Teneva la cattedra di Chimica all’Università di Pavia. I due figli maschi hanno fondato l’Istituto Ganassini nel 1935 con l’ausilio del know how delle formule del padre che è stato a tutti gli effetti il punto di partenza.
Inizialmente l’Istituto è un’azienda farmaceutica tout court.
Sì. Solo nel 1970, devo dire con grande lungimiranza, mio padre decide di convertirla, ma non del tutto, ad azienda cosmetica. Una parte di farmaceutica l’abbiamo mantenuta. E soprattutto abbiamo mantenuto l’iter farmaceutico, lo studio dei prodotti a livello farmaceutico. Il terzo piano di questo stabile (in via Pietro Gaggia, ndr) è dove sono ubicati i laboratori.
Ci racconta come avviene la realizzazione di un prodotto?
Tutto parte dalla strategia aziendale. Strategia aziendale è una grande parola che dice chi vuoi essere e dove vuoi andare e come ti vuoi presentare al mercato. La scelta dei prodotti nasce da diverse esigenze. Si individua il bisogno da soddisfare e a quel punto si mette in pista la squadra di tecnici che soddisfino quel bisogno con un prodotto e quindi con una formulazione chimica. Poi noi la mettiamo sul mercato. Quello che ci piace molto comunicare è che la nostra azienda controlla al 100 per cento il ciclo del prodotto. Dalla prima idea al prodotto finale. Niente terzisti.
Oggi a quale bisogno state dando risposta?
In questo momento al bisogno di semplificazione. Mentre negli anni scorsi c’è stata una specializzazione e una frammentazione dell’offerta e dei prodotti, adesso la tendenza è quella di semplificare anche perché il consumatore vuole meno sprechi. C’è una sensibilità per l’ambiente che si sta diffondendo sempre di più e che noi rispettiamo e incoraggiamo. Quindi noi ci stiamo concentrando su questa idea: alleggerire l’offerta con prodotti specifici ma meno frammentati.
E’ vero che il mercato del benessere e della bellezza tira ancora oggi malgrado la crisi?
Un po’ si è contratto, questo va detto. Gli anni d’oro in cui la cosmetica in farmacia cresceva a doppia cifra anno su anno sono finiti. Il boom era dovuto a due fattori. Il primo era il fatto che il canale della farmacia è stato l’ultimo ad affacciarsi alla bellezza. Il secondo motivo è che il consumatore ha individuato nel farmacista una persona seria che può consigliare e vendere il prodotto più rispondente alle sue esigenze. Il consumatore ha dato fiducia a questo canale. Ma con la crisi la diminuzione della crescita c’è stata. Detto questo, rispetto ad altri settori, noi non possiamo lamentarci.
Torniamo all’Istituto Ganassini: quanti dipendenti avete?
Duecento in Italia tra collaboratori e dipendenti. Poi c’è l’estero. Abbiamo partecipazioni in Spagna e Francia. L’azienda spagnola ha sede a Barcellona, acquisita nel 2009, e hanno dei brand cosmetici alcuni da profumeria e altri da parafarmacia. E’ una nostra controllata, hanno circa 250 dipendenti. In Francia invece siamo sbarcati quasi due anni fa ed è una realtà più piccola, con una ventina di posti di lavoro. In quel caso la produzione è fatta da terzisti.
In questi lunghi anni di crisi si è detto che l’accesso al credito era ed è uno dei problemi più complessi.
Devo dire che da questo punto di vista rendo onore al merito a mio padre che con le banche ha sempre intrattenuto ottimi rapporti. Anche se poi, a dirla tutta, le banche guardano i bilanci, e dai bilanci danno più o meno credito. I nostri bilanci sono a posto: abbiamo un fatturato di circa 60 milioni in Italia, 30 milioni in Spagna e meno di 10 in Francia. Possiamo dire che questa azienda ha circa un fatturato di 100 milioni di euro.
Non è poco. Qual è la vostra strategia da qui al 2018?
Abbiamo già un elenco di prodotti e novità molto ricco. Abbiamo un marchio che si chiama Korff che è un marchio fashion molto cosmetico nell’accezione più pura del termine. E’ una acquisizione del 2009 e sta affermando il suo primato in farmacia con il make up. A proposito di posizionamenti strategici, in via Mercato 18 abbiamo aperto il primo flagship store di Compagnie de Provence, la nostra controllata francese: sta diventando un distretto della bellezza e noi ci siamo. Abbiamo voluto investire in questa scommessa.
Un altro brand storico è Rilastil.
Sempre di più brand dermatologico, brand tecnico. I nostri marchi sono molto differenziati. Pur avendo il medesimo canale, ovvero la farmacia, hanno consumatrici molto diverse. Rilastil è stato il primo prodotto a nascere come cosmetico ma dalla pancia di una mamma farmaceutica. Poi negli anni abbiamo migliorato la confezione e la comunicazione e anche il logo si è ingentilito ma su un punto siamo fermi: non vogliamo che diventi un prodotto cosmetico.
Parliamo di Milano. Dicono che è the place to be.
Un certo fermento si nota. Poi si sa: le aziende anche a Milano camminano da sole. Noi un po’ di ripresa la sentiamo. Mentre prima sfruttavamo l’estero, ora il mercato si sta muovendo.
Che cosa chiederebbe a chi ha il potere di decidere?
Ci vorrebbe una vicinanza più stretta, almeno conoscerci con chi amministra. Faccio un esempio?
Prego.
Siamo un’azienda di Milano, diamo lavoro ai milanesi. Abbiamo un magazzino farmaceutico certificato. Quindi vuol dire che dalla via Gaggia, dove ci troviamo, arrivano i camion. Banalmente hanno deciso di restringere la via Gaggia. Hanno messo due bei marciapiedi in questa zona industriale.  I camion non riescono a passare. Lo scotto è che devono arrivare alle 7 di mattina per non intasare il traffico, visto che deve fare 200 manovre. Bastava avere un dialogo minimo e questo non sarebbe successo… E dire che siamo tra le prime aziende cosmetiche italiane e tra le più antiche. Nostro nonno scelse questa sede perchè una volta a Porto di Mare c’era l’acqua, e quindi c’era il porto oltre che le rotaie del treno. Era strategico per nostro nonno quando aveva comprato. Oggi per i nostri camion è diventato un incubo.
 
@FabioAMassa
 

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