martedì 28 gennaio 2014

CARLO MAGNO IMPERATORE

“Ammonizione del Signor Imperatore Carlo”

 
Abituate agli odierni discorsi politici, molte persone non hanno la minima idea di quale possa essere l’allocuzione di un capo di Stato veramente cattolico, quale fu per esempio Carlo Magno. Riproduciamo qui di seguito il suo discorso ai dignitari del regno alla chiusura del Consiglio Generale di Aquisgrana nell’802. Chiamato “Ammonizione del Signor Imperatore Carlo”, fu pronunciato in latino, lingua che Carlo Magno parlava correntemente. Esso contiene un vero “programma di governo”, fondamento di una civiltà cristiana in linea con la Città di Dio descritta da Santo Agostino.

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“Udite, fratelli, dilettissimi, siamo stati inviati qui per la vostra salvezza, per ammonirvi e dirvi come dovreste vivere in modo giusto e buono secondo Dio. Innanzi tutto vi esorto a credere in un solo Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Egli è un Dio unico e vero, perfetta Trinità e vera unità, Dio creatore di tutte le cose visibili e invisibili, nel quale è la nostra salvezza ed Egli è l’autore di tutti i nostri beni.
“Credete che il Figlio di Dio per la salvezza del mondo si è fatto uomo ed è nato per opera dello Spirito Santo dalla Vergine Maria. Credete che per la nostra salvezza ha subito la morte e il terzo giorno è risuscitato dai morti, è asceso ai cieli e siede alla destra di Dio. Credete che Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere.
“Credete nell’unica Chiesa, cioè la comunità degli uomini buoni, diffusa su tutta la terra, e sappiate che potranno essere salvi ed appartengono al Regno di Dio soltanto quelli che perseverano fino alla fine nella fede, nella comunione e nella carità di questa Chiesa. Quelli invece che per i loro peccati sono scomunicati da questa Chiesa e non ritornano ad essa con la penitenza, non possono più fare in questa vita nulla che sia gradito a Dio.
“Abbiate fiducia che nel battesimo avete ricevuto la remissione di tutti i peccati, sperate dalla misericordia di Dio che i vostri peccati quotidiani vengano rimessi attraverso la confessione e la penitenza. Credete nella resurrezione di tutti i morti e nella vita eterna, e nell’eterno supplizio per gli empi.
“Questa dunque è la nostra fede, per mezzo di essa sarete salvi, se la custodirete fermamente e la adempirete con le opere buone, infatti ‘la fede senza le opere è morta’ e le opere, anche se buone, senza la fede non possono piacere a Dio. Prima di tutto quindi amate Dio onnipotente con tutto il cuore e con tutte le vostre forze e tutto ciò che sapete che piace a Dio, fatelo sempre, per quanto potete, con l’aiuto di Dio. Fuggite coloro che sono in contrasto con Dio. E ‘chi dice di amare Dio ma non osserva i Suoi comandamenti è bugiardo’.
“Amate i vostri prossimi come voi stessi e fate l’elemosina ai poveri secondo le vostre possibilità. Accogliete i viandanti nelle vostre case, visitate gli infermi e porgete misericordia a coloro che sono in carcere. In questa primavera non fate male a nessuno, per quanto potete, e non consentite con quelli che fanno il male. Non soltanto infatti coloro che lo fanno sono rei, ma anche coloro che sono consenzienti. E perdonatevi vicendevolmente i vostri peccati, come volete che Dio perdoni a voi a vostri peccati.
“Riscattate i prigionieri, aiutate quelli che sono oppressi ingiustamente, difendete le vedove e gli orfani. Giudicate con giustizia, non consentite alle iniquità, non serbate a lungo l’ira, evitate l’ebbrezza e i banchetti superflui. Siate umili e benigni tra voi, e servite fedelmente nostro Signore, non commettete furti e spergiuri e non consentite con quelli che li commettono. L’odio e l’invidia allontanano dal Regno di Dio, perciò riconciliatevi presto tra voi, nella pace. Peccare è umano, è angelico emendarsi, ma diabolico perseverare nel peccato.
“Difendete la Chiesa di Dio e venite in aiuto alla sua causa, affinché i sacerdoti di Dio possano sempre pregare per voi. Ricordatevi di quel che avete promesso a Dio nel battesimo: avete rinunciato al diavolo e alle su opere. Non vogliate tornare a quelle cose cui rinunciaste, ma rimanete piuttosto nel volere di Dio, come avete promesso, e amate Colui che vi ha creati e dal quale avete ricevuto ogni bene.
“Ciascuno serva fedelmente Dio nello stato in cui si trova. Le mogli siano sottomesse ai loro mariti, in bontà e pudicizia, e si guardino dalla fornicazione, dai sortilegi e dall’avidità di lucro, poiché coloro che fanno queste cose ripugnano a Dio. Esse nutrano i propri figli nel timore di Dio e facciano elemosine tanto quanto rende l’animo lieto e secondo la buona volontà. I mariti amino le loro mogli e non dicano loro parole brutte, governino la casa e vadano spesso in chiesa, piamente. Rendano agli uomini ciò che devono, senza mormorazioni, e rendano a Dio ciò che è di Dio, con buona volontà. I figli amino i loro genitori, li onorino e non disubbidiscano loro. Si guardino da furti, omicidi e fornicazioni, e quando raggiungono la maggiore età prendano legittima moglie, a meno che preferiscano entrare al servizio di Dio.
“I chierici e i canonici obbediscano diligentemente agli ordini dei loro vescovi, e non vadano vagando da luogo a luogo. Non si immischino negli affari secolari, vivano in castità, ascoltino spesso la lettura delle Sacre Scritture con cui Dio li esorta, compiano con diligenza i doveri ecclesiastici. I monaci mantengano ciò che promisero a Dio e non facciano alcunché se non ciò che comanda loro l’abate, e non cerchino di guadagnare con turpe lucro. Tengano a memoria la loro Regola e la osservino fermamente, conoscendo quell’insegnamento secondo cui è meglio non fare voto piuttosto che dopo averlo fatto, non osservarlo.
“I duchi, i conti e i magnati esercitino la giustizia sul popolo e siano misericordiosi verso i poveri. Non infrangano la giustizia in cambio di denaro e non condannino gli innocenti per odii personali. Tengano sempre a mente quella frase dell’Apostolo che dice: Tutti dovremo stare di fronte al tribunale di Cristo, perché ciascuno riceva secondo ciò che ha fatto, o il bene o il male. E il Signore stesso dice: Con il giudizio con cui giudicate sarete giudicati!. Cioè agite con misericordia per ricevere misericordia da Dio. Non vi è nulla di nascosto che non sarà conosciuto, nulla di velato che non verrà portato alla luce. E ancora, per ogni parola infondata renderemo conto nel giorno del giudizio.
“Cerchiamo dunque di fare tutto con il Suo aiuto, sì da poter piacere a Dio in tutte le nostre opere e affinché dopo questa vita presente possiamo meritare di gioire con i santi di Dio in eterno. Breve è questa vita e incerto il tempo della morte: che cosa dunque dobbiamo fare, se non essere sempre pronti? Pensiamo quanto sia terribile cadere nelle mani di Dio ! Ma chi confessa e suoi peccati e fa penitenza e fa elemosine, ebbene Dio è misericordioso e clemente. Se ci vedrà tornare a lui con tutto il cuore, subito avrà pietà di noi e userà con noi la sua misericordia; ci concederà in questo mondo una vita felice e la vita futura con i suoi santi in eterno.
“Che Dio vi custodisca, fratelli dilettissimi!”

(Carlo Magno. Le Lettere, a cura di Dag Tessore, Città Nuova, Roma, 2001, pp. 79‑83.)

Chiesa e Impero nella visione di Carlo Magno


“Desidero stabilire con la vostra Beatitudine un’alleanza inviolabile di uguale fede e carità, in modo che, per la grazia che Dio ha donato alla vostra apostolica Santità, mi raggiunga ovunque la benedizione apostolica invocata per mezzo delle preghiere dei santi, e la santissima Sede della Chiesa Romana, per concessione di Dio, sia sempre difesa dalla nostra Devozione. A noi spetta, secondo l’aiuto della divina misericordia, difendere con le armi ovunque, all’esterno, la santa Chiesa di Cristo dall’incursione dei pagani e dalla devastazione degli infedeli, e all’interno fortificarla con il riconoscimento della fede cattolica. A Voi invece, Padre santissimo, spetta alzare – come Mosè – le mani a Dio per aiutare la nostra milizia, cosicché, con la vostra intercessione e grazie alla guida e alla concessione di Dio, il popolo cristiano riporti sempre ed ovunque vittoria sui nemici del Suo santo nome, e il nome del Signore nostro Gesù Cristo sia glorificato nel mondo intero”.
 (Lettera al Papa S. Leone III, 796.)
 

venerdì 10 gennaio 2014

giovedì 9 gennaio 2014

Il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini

 
Roberto Jonghi Lavarini ha 40 anni, è felicemente sposato con Veronica ed ha due figlie di 11 e 6 anni, Beatrice e Ludovica. Laureato in Scienze Politiche alla Università Statale di Milano, lavora come consulente immobiliare (compravendita e ristrutturazioni) nella società di famiglia ed è iscritto a diverse associazioni di categoria. Cristiano Cattolico praticante, fedele alla Tradizione, è Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Volontario del Corpo Italiano di Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta. Appassionato di storia, cultura, araldica, tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane, è molto legato alle radici ed alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia e fa parte del gruppo folkloristico del suo paese di origine, Ornavasso. Da sempre coerente militante di destra, è stato: Segretario del Fronte della Gioventù di Milano, Dirigente Provinciale del Movimento Sociale Italiano, Dirigente Regionale di Alleanza Nazionale e della Fiamma Tricolore della Lombardia, Consigliere Circoscrizionale e Presidente della Zona Porta Venezia, per due volte candidato alla Camera dei Deputati come Indipendente ne La Destra. Attualmente, per scelta, non ricopre alcuna carica politica e non è iscritto a nessun partito ma collabora con svariate associazioni culturali e testate giornalistiche, partecipando a diverse trasmissioni televisive come opinionista.
 

 
Antica famiglia Walser (tedesco-vallese) della Vall d’Ossola, gli Jonghi Lavarini sono i legittimi discendenti dei nobili carolingi Crussnall primi signori feudali di Ornavasso, poi trasferitisi in Svizzera. Il Capostipite di questa importante Sippe germanica, storicamente presente in tutte le valli del Monte Rosa, è Jocellino I von Urnavas, citato nel 1275 come Visdomino di Naters. Da suo nipote Jocellino II “Jung” (il giovane), discendono appunto gli Jonghi von Urnavas che furono fra i promotori della colonizzazione walser delle Alpi, spingendosi, oltre il passo del Sempione, fino a fondovalle, a Casaleccio, Ornavasso e Migiandone, rivendicando la titolarità su quelle terre.  Nel 1486, il Vescovo di Sion, Iodico von Syllinen, Signore del Vallese e Principe del Sacro Romano Impero, rivendicando il legittimo dominio su quelle terre, nominò, suo Curatore, il Ritter (Cavaliere) Theodorus Jongh, riconoscendolo erede dei primi signori di Ornavasso  (poi trasferitisi nel Vallese) con lo spettante titolo di Freiherr von Urnavas. Già nel 1495, però, il Ducato di Milano ed i Visconti rientrarono definitivamente in possesso della Baronia di Ornavasso, accordandosi con le “locali genti alemanne” (Walser), alle quali venne concessa una larga autonomia.  Da allora i “todeschi Jonghi di Urnavas” sono sempre citati  negli eventi storici della valle. In particolare, nel 1575, Pietro ed Angelino Jonghi, partecipano alla costituzione degli Statuti di Ornavasso in quanto “cardenzari et uomini particolari di detto luoco”.  Nel 1605, gli Jungen Urnavas sono citati nel “Wappenbuch des Heligen Romischen Reichs” (registro degli stemmi del Sacro Romano Impero). Nel corso dei secoli possedettero molte terre agricole, pascoli, boschi, cave di marmo e palazzi signorili (ancora esistenti come quelli di Ornavasso, Vogogna e Piedimulera), imparentandosi con le più importanti famiglie del Verbano-Cusio-Ossola. Dal 1738 gli Jonghi furono sempre presenti nel Consiglio Generale dell’Ossola come Patriziato Aggregato. Nel 1900, S.M. Re Umberto I concesse al Nob.Cav.Ing. Cesare Jonghi di aggiungere al proprio cognome ed al proprio stemma anche quelli materni dei nobili Lavarini (famiglia di remota origine veneta, di medici ed impresari, decurioni e sindaci, citata fin dal 1575).
 

 
Intervistiamo Roberto Jonghi Lavarini (41 anni, noto esponente della destra milanese, opinionista radio televisivo, ex dirigente del MSI e di AN, già presidente della zona Porta Venezia): uno "politicamente scorretto e senza tanti peli sulla lingua". D (domanda) – R (risposta) D - Ti abbiamo sentito alla Zanzara sotto il fuoco incrociato di Cruciani e Parenzo… R - Si, è un bel ring anche se alla radio è impossibile spiegare bene i concetti, difendersi e replicare. Mi dispiace solo essere stato obbligato a parlare solo del passato e non del presente, tantomeno del futuro. Comunque, sia chiaro: non mi vergogno affatto delle mie idee e non ho certo paura di esprimerle liberamente. Io non rinnego nulla e non mi tiro indietro davanti ad una sfida. Il mio giudizio storico sul Fascismo e Mussolini rimane assolutamente positivo. Anzi, a dirla tutta, di fronte alla attuale crisi dell’occidente, causata dalle speculazioni della plutocrazia internazionale, incomincio anche a capire ed a rivalutare certe scelte politiche ed economiche della Germania Nazional-Socialista. La storia del secolo scorso è tutta da riscrivere... D - Ti abbiamo anche letto sui giornali parlare di Grillini e Lepenisti… R - Ho semplicemente riportato dei fatti assolutamente noti: Marine Le Pen, in vista delle prossime elezioni europee del 2014, vuole giustamente costituire un fronte europeo dei popoli e delle nazioni, e, attraverso tutta una serie di contatti ed incontri,  cerca degli interlocutori affidabili anche in Italia. Mi hanno però assicurato, dalla sua segreteria politica, che non vi è e non vi sarà  mai alcun accordo con il Movimento 5 Stelle. Ad oggi, quindi, gli unici referenti ufficiali del Front National francese, rimangono solo la Fiamma Tricolore e La Destra che, non a caso, hanno ripreso ed accelerato il processo di riunificazione della destra sociale italiana. D - Infatti, sabato sarai a Roma alla rifondazione di AN lanciata da Storace… R - Quella di riesumare la vecchia Alleanza Nazionale è evidentemente solo una provocazione politica, rivolta soprattutto agli amministratori della omonima fondazione (che gestisce il patrimonio del MSI) ed ai Fratelli d’Italia: l’obbiettivo è, finalmente, quello di riunire, rinnovare e rilanciare la destra italiana, partendo dall’appello lanciato, a suo tempo, da Marcello Veneziani e dal  progetto Itaca. Urge un nuovo movimento anti-mondialista che difenda veramente l’identità, la sovranità, i sacrosanti interessi del nostro popolo e della nostra nazione. Bisogna fare massa critica, voltare pagina, chiudere con vecchi rancori e polemiche. Su questa strada obbligata (non solo dallo sbarramento elettorale del 4%), i nostri primi e naturali interlocutori non possono che essere gli amici di Officina per l’Italia. D - Veniamo a Milano, quale è il tuo commento sul Far West di Quarto Oggiaro? R - Conosco bene quel quartiere difficile e, durante la campagne elettorali, in mezzo a centinaia di cittadini assolutamente perbene, ho incrociato anche diversi pregiudicati, alcuni dei quali cercavano veramente di cambiare vita ma non è facile. Lo stato deve fare sentire tutta la sua autorità ed autorevolezza, innanzitutto dando risposte concrete (case popolari, asili nido, spazi per i giovani, sussidi per gli anziani, istruzione e supporto al mondo del lavoro) e secondariamente con una presenza costante e visibile delle forze di polizia. Per sradicare la criminalità ed il degrado, servono “il bastone e la carota”, ovvero legge ed ordine (anche “il pugno di ferro” quando serve) ma insieme a giustizia sociale. Ma in quella zona, è giusto ricordare che ci sono anche tanti esempi positivi: parrocchie, centri sportivi, associazioni culturali e di volontariato e tanta solidarietà. D - Quale è il tuo giudizio sui governi locali di Pisapia, Podestà e Maroni? R - Quello sulla giunta rossa del radical-chic Pisapia è assolutamente pessimo: ha diminuito fortemente la sicurezza ed il benessere dei milanesi, tartassato famiglie e commercianti, abbandonato le periferie, difeso solo zingari e leonkavallini, riempito di consulenze e soldi pubblici i propri compagni di merende. La giunta provinciale ha lavorato benino ma, contando veramente poco, non se ne è accorto nessuno. E dalla Regione Lombardia, dopo tutte le incoraggianti promesse elettorali di cambiamento di Maroni e della sua lista civica, sinceramente, mi sarei aspettato di più, ma è ancora presto per giudicare, diamogli ancora qualche mese. La verità è che in questa crisi sistemica della democrazia, i partiti e le assemblee elettive contano sempre meno e la classe dirigente selezionata è sempre più mediocre e meno autonoma. Bisogna tornare alla grande e buona Politica, fatta con disinteresse e passione, per la propria comunità, ognuno con le proprie idee. D - Ma quali sono le tue proposte concrete per uscire da questa grave crisi sociale? R – Grazie della domanda, finalmente parliamo di cose concrete! Le famiglie e le imprese italiane sono soffocate dalle tasse e dalla burocrazia, non si riesce più a lavorare e, in certi casi, nemmeno a sopravvivere. E per abbassare questa vessatoria e insopportabile pressione fiscale, oltre a fare tagli (e di carrozzoni inutili e sprechi ce ne sono ancora tantissimi), bisogna rivoluzionare il sistema economico dello stato, rivedere i trattati europei, riprenderci la nostra piena sovranità monetaria, nazionalizzare la Banca  d’Italia, vietare e punire severamente le infami speculazioni dell’alta finanza privata internazionale che sono la principale causa di questa crisi. D - Ora arriva il giochino del botta e risposta. Ad ogni nome che faccio voglio un definizione sintetica o un tuo commento veloce. D - Erich Priebke: R - Un soldato tedesco che ha ubbidito ad ordini superiori. Pace all’anima sua. D - Papa Francesco: R - Simpatico, comunicativo, nazionalpopolare ma io preferivo Benedetto XVI. D - Silvio Berlusconi: R - Un sincero anticomunista. Un grande uomo, con più pregi che difetti. D - Alba Dorata: R - Onore ai due giovani patrioti greci ammazzati dai sicari del mondialismo. D - Primavera Araba: R - Una tragedia. Io difendo i cristiani perseguitati ed in Siria sostengo Assad.